Sunday, March 25, 2007

il gusto dell'anguria

tre cose: lo Tsai Ming-Liang dei campi lunghi e dei lunghi silenzi, che incornicia le persone e divide lo schermo in due con stipiti o pareti, che mostra le relazioni umane vissute e non comunicate. il colore e il kitch degli intermezzi musicali con attrici un po' decrepite in minigonna e l'attore protagonista travestito da pene. infine appunto, il sesso, quello meccanico del cinema porno sfacciatamente mostrato e quello più romantico e sensuale desiderato ma non consumato.
o almeno non prima dell'ultima scena.

questo mi fa pensare a come Tsai Ming-Liang ami colpire lo spettatore con l'ultimo stralcio di pellicola. chiamarlo "colpo di scena" non renderebbe giustizia alle sue scelte. quelle lunghe immagini finali (come in vive l'amour) sono piuttosto la chiave con cui guardare indietro e sentire tutto il film.
ne il gusto dell'anguria l'ultima scena dall'apparenza greve e violenta è in realtà di un romanticismo raro in quanto mai così vicino alla carne, troppo spesso messa in secondo piano, troppo spesso mostrata con superficialità. e se quell'ultima scena dichiara banalmente la superiorità dell'autentico su tutto ciò che è costruito (l'acqua sul succo d'anguria; la passione vera su quella simulata...), lo fa con coraggio attraverso un gesto di un'intimità e di una forza comunicativa da me mai viste prima nel cinema.

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Saturday, March 10, 2007

risposta n°1

"l'unica cosa che resta a un uomo è il proprio stile.
fino a quando ne avrà uno potrà almeno mantenere intatta la propria dignità".

bjhoiuhlkmlòjrdtffyugggggggggggggggggggvo Aki Kaurismäki



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Tuesday, March 06, 2007

the man who wasn't there

questo mi è piaciuto assai.
mi piacciono l'ironia e i toni sommessi dei Coen. mi piace Billy Bob Thornton anche nelle vesti del "moralemente squallido" (parola di Morando) Ed.

il b/n vira sulle tonalità medie appiattendo le figure squallide della cittadina americana ma lo fa senza tralasciare le ombre che sono probabilmente gli unici punti neri che decidono di mostrarsi in tutta la loro profondità, quali luoghi del non detto, forse marcio, ma pur sempre vissuto. il bianco, al contrario, accompagna spesso Ed, il silenzioso, quello che di vissuto non ricorda molto. lo accompagna a tratti dinnanzi ad un taglio di capelli o a qualche barba da radere e infine lo circonda nel momento in cui l'ignoto si accinge ad accoglierlo, quando ormai il vissuto non ha più senso.
la fotografia segue dunque le pieghe del narrato. a volte con gravità altre con divertita ironia.


arrivo a pensare che un film dovrebbe essere sempre così. ora guardo fargo.

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devoirs: le dernier film tu as vu (voué à Tinetta)

le dernier film que j'ai vu est INLAND EMPIRE de David Lynch.
normalment j'aime beaucoup les films de Lynch mais cette fois j'ai trouvé qu'il a perdu quelque chose de son ésprit.

une femme, épousée avec un homme très riche , grâce à son mari a été choisi pour tourner un film comme actrice. elle et l'acteur principal decouvrent que le film est un remake d'un film jamais terminé après la mort des acteurs principaux sur la scène. à ce point les plans narratifes se multiplient et elle se perds dans ce qui semble des autres dimensions.
jusqu'ici tout est très lynchien. tous les films de Lynch sont très complexes et ils n'ont pas une narration linéaire, ils sont toujours très énigmatiques.

mais, à mon avis, le défaut de INLAND EMPIRE est qu'il ne
sait pas créer une atmosphère de tension, il est seulement ennujeux, trop long et pas amusant.

beaucoup des personnes ont très bien écrit sur ce film mais je ne suis complètement pas d'accord avec eux!... et je suis un peu desolée.

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