Wednesday, November 29, 2006
Tuesday, November 28, 2006
grizzly man
prima del cinema illusionista di the wild blue yonder, Herzog si fa incantare dal non-cinema della realtà. lo osserva ammirato, lo monta come un film di finzione, lo alterna alle interviste agli amici di Treadwell e lo commenta. la sua presenza non è mai dissimulata ma anzi fortemente sottolineata forse proprio ad indicare l'interesse e l'emozione che in lui ha suscitato questo materiale inedito del giovane Treadwell fanatico protettore degli orsi dell'alaska che giurava "I will die for these animals, I will die for these animals, I will die for these animals..."
questo non è un documentario descrittivo o sicuramente non lo è della vita degli orsi. è ancora una volta qualcosa che ha a che fare strettamente col cinema e con il suo rapporto con la realtà.
questo animalista era un personaggio complesso ed interessante che Herzog ci fa conoscere lentamente e attraverso un montaggio che non sempre rispetta la successione temporale delle riprese amatoriali, perché il suo scopo è creare attesa e suscitare curiosità. ma ciò che interessa davvero il regista tedesco sembrano essere le potenzialità visive di questo materiale, il suo aver catturato ciò che il cinema più costoso non ottiene mai: l'imprevisto, i momenti veramente vuoti (di un vuoto non pensato), la spontaneità.
qualcuno ha messo in discussione la necessità di mettere un'altra mano e dunque un'altra firma alle risprese di Timothy Treadwell. purtroppo però quello che vediamo è altro da quelle riprese così pregne di emozioni, è un lavoro di commemorazione e al tempo stesso il tentativo di spiegare il cinema attraverso i suoi limiti. è un film di Herzog.
questo non è un documentario descrittivo o sicuramente non lo è della vita degli orsi. è ancora una volta qualcosa che ha a che fare strettamente col cinema e con il suo rapporto con la realtà.
questo animalista era un personaggio complesso ed interessante che Herzog ci fa conoscere lentamente e attraverso un montaggio che non sempre rispetta la successione temporale delle riprese amatoriali, perché il suo scopo è creare attesa e suscitare curiosità. ma ciò che interessa davvero il regista tedesco sembrano essere le potenzialità visive di questo materiale, il suo aver catturato ciò che il cinema più costoso non ottiene mai: l'imprevisto, i momenti veramente vuoti (di un vuoto non pensato), la spontaneità.
qualcuno ha messo in discussione la necessità di mettere un'altra mano e dunque un'altra firma alle risprese di Timothy Treadwell. purtroppo però quello che vediamo è altro da quelle riprese così pregne di emozioni, è un lavoro di commemorazione e al tempo stesso il tentativo di spiegare il cinema attraverso i suoi limiti. è un film di Herzog.
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l'amico di famiglia
spoiler
le storie di Sorrentino, è necessario dirlo, sono forse le più originali prodotte dal cinema italiano degli ultimi anni. detto questo è possibile poi anche criticarle. le debolezze qui ci sono, soprattutto dopo il colpo di scena di Bentivoglio amico-traditore. la storia potrebbe -o forse ci si aspetta che lo faccia- ironicamente assumere un nuovo tono più vicino ad un cinema dall'impianto classico che non lascia dubbi sulle conseguenze di certe azioni e di certi eventi, ma Sorrentino non lo fa, preferendo sospendere ogni tipo di sviluppo e rimanere sui toni del cinema-senza-risposte, quel cinema postmoderno dei dubbi mai sciolti. sebbene abbia per un attimo guardato lontano da se stesso, sempre sui suoi passi torna. il punto ovviamente non è la mia necessità di avere delle risposte, ma il suo incaponirsi sull'essere non convenzionale.
l'autoreferenzialità non si limita alla sceneggiatura, ma credo anzi che sia fortemente presente sul piano registico, mettendo però in scena operazioni poco spontanee. plongée ingiustificati, meticoloso studio dell'inquadratura al solo fine di mettere in risalto le architetture geometriche della città per suggerire per forza un'analogia tra vuoto esteriore e aridità interiore, mi appaiono come pura mostrazione di audacia e diversità.
insomma va promosso sempre e comunque proprio per quell'audacia ma si richiede maggior attenzione e minore autocelebrazione. grazie.

le storie di Sorrentino, è necessario dirlo, sono forse le più originali prodotte dal cinema italiano degli ultimi anni. detto questo è possibile poi anche criticarle. le debolezze qui ci sono, soprattutto dopo il colpo di scena di Bentivoglio amico-traditore. la storia potrebbe -o forse ci si aspetta che lo faccia- ironicamente assumere un nuovo tono più vicino ad un cinema dall'impianto classico che non lascia dubbi sulle conseguenze di certe azioni e di certi eventi, ma Sorrentino non lo fa, preferendo sospendere ogni tipo di sviluppo e rimanere sui toni del cinema-senza-risposte, quel cinema postmoderno dei dubbi mai sciolti. sebbene abbia per un attimo guardato lontano da se stesso, sempre sui suoi passi torna. il punto ovviamente non è la mia necessità di avere delle risposte, ma il suo incaponirsi sull'essere non convenzionale.
l'autoreferenzialità non si limita alla sceneggiatura, ma credo anzi che sia fortemente presente sul piano registico, mettendo però in scena operazioni poco spontanee. plongée ingiustificati, meticoloso studio dell'inquadratura al solo fine di mettere in risalto le architetture geometriche della città per suggerire per forza un'analogia tra vuoto esteriore e aridità interiore, mi appaiono come pura mostrazione di audacia e diversità.
insomma va promosso sempre e comunque proprio per quell'audacia ma si richiede maggior attenzione e minore autocelebrazione. grazie.

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Tuesday, November 21, 2006
Sunday, November 19, 2006
adaptation - il ladro di orchidee
un tipo inizia a scrivere l'adattamento di un libro per il cinema. è Charlie Kaufman, sceneggiatore di essere John Malkovich (di cui si vede anche qualche giornata di set), eternal sunshine of the spotless mind e altre robe fighe così nonché del film che stiamo vedendo. il libro parla di orchidee ed è una sorta di ricerca documentaria che l'autrice ha scritto con l'aiuto di un ladro di orchidee, appunto.la storia di Kaufman uomo anonimo e insicuro si alterna con immagini di quello che potrebbe essere sia il film che da questa sofferta sceneggiatura verrà fuori che la semplice figurativizzazione della storia raccontata nel libro. ma diciamo pure che la risposta sia la prima così da poter dire che è questo un primo livello di costruzione in abisso che il film ci propone: vediamo una storia e la sua creazione. ma non è ancora il massimo grado che possiamo ottenere.
la storia procede infatti con questo ritmo finché la disperazione dello sceneggiatore incapace di trovare soluzioni interessanti per un film che non sia il solito film, si tramuta in un accenno di risoluzione: nel film ci sarà anche lui con la sua triste vita e le sue difficoltà creative e sociali e questa storia si alternerà a quella del libro. insomma quello che finora abbiamo visto. la storia della costruzione metatestuale si è complicata: Kaufman è nel nostro film e nel suo e quando ci rendiamo conto che descrive nella sceneggiatura le sue azioni proprio come noi gliele vediamo compiere, non esistono più due film.
ma tale costruzione in abisso di tipo simbiotico in cui il film di cui si racconta è lo stesso identico che noi vediamo, è difficile da sostenere senza cadute. e il film infatti non ti illude che sarà così, ma ti suggerisce semplicemente che quello sarà il punto più alto di questo procedimento metafilmico.
suggerisce... ma bara.
bara come ha barato sulla superata crisi del nostro, che invece finisce col chiedere aiuto al fratello gemello sceneggiatore esordiente il cui unico lavoro è una scenggiatura da poliziesco di serie B e da lui fino a quel momento reputato un dilettante senza futuro. ciò che succede con l'entrata in scena del gemello è l'unione dei due piani del racconto: i Kaufman, l'autrice del libro e il ladro di orchidee protagonisti delle stesse vicende, vicini gli uni agli altri. ed è su questo nuovo piano che accade l'impensabile: il film cambia registro e mette in scena inseguimentiomicididrogasessorock&roll. ma non ci parla di questo cambiamento. la sceneggiatura in questa fase non è protagonista .
qui, dove la riflessività che ha contraddistinto tutto il film, sembra venir meno perché Kaufman smette di parlarsi addosso, in realtà la simbiosi è bell'e compiuta in tutto e per tutto.
Kaufman chiede aiuto al fratello e senza che ancora una volta ci sia mostrato come ciò avviene, esso avviene. le ultime scene sono il frutto di quell'aiuto. il film è il film che i fratelli Kaufman hanno scritto, a tratti parlando di questa difficile scrittura, a tratti tacendo. quello che vediamo ci appare finalmente per quello che è: quella sceneggiatura, o meglio "il film" che Kaufman doveva scrivere e non più un film sulla sua stesura.
quello che mi diverte di questo film (che potrebbe vedersi dedicare ancora righe e righe vista la sua complessità) è il suo essere un gioco, un po' come tutti i film di Kaufman si, ma ancor di più perché in questo caso sottile e astuto. l'ironia della fine è lì che ti guarda compiaciuta aspettando che tu la colga, quando potresti anche crederci e caderci. perché il tacere il cambio di testimone è la trovata perfetta per far si che lo spettatore spontaneamente si senta finalmente coivolto negli accadimenti e non più tenuto a distanza attraverso la mostrazione dell'atto della creazione.
ciò che ora mi viene in mente è che forse nel momento in cui ciò che vediamo rivendica la sua identità di film, la costruzione in abisso non ha più vita. forse.
bhè, la teoria è difficile.
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Sunday, November 12, 2006
again
[...] How happy is the blameless Vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd; [...]

The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd; [...]

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Friday, November 10, 2006
Sunday, November 05, 2006
la sconosciuta
due dimensioni temporali: un presente e un passato ad esso alternato. inizialmente come flashback, poi come allucinazione e poi solo come invasione dell'enunciazione senza espedienti narrativi che lo giustifichino.
il passato è promosso così a seconda dimensione e procede accanto al presente dipanando la matassa; fino a collidere, intrecciarsi, generare per pochi istanti una terza dimensione. poi il passato tace definitivamente, tace perché i suoi mostri sono sconfitti.
la violenza passa attraverso i due piani. diversa ma ugualmente intollerabile.
la Rappoport è brava. Placido laido. la Buy... onnipresente in questo scarno cinema italiano. qualcuno ci salvi!
un finale ottimistico e un po' scontato.

il passato è promosso così a seconda dimensione e procede accanto al presente dipanando la matassa; fino a collidere, intrecciarsi, generare per pochi istanti una terza dimensione. poi il passato tace definitivamente, tace perché i suoi mostri sono sconfitti.
la violenza passa attraverso i due piani. diversa ma ugualmente intollerabile.
la Rappoport è brava. Placido laido. la Buy... onnipresente in questo scarno cinema italiano. qualcuno ci salvi!
un finale ottimistico e un po' scontato.

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