Sunday, July 16, 2006

dress up in you

"I always loved you
You always had a lot of style
I’d hate to see you on the pile
Of ‘nearly-made-it’ s
You’ve got the essence, dear
If I could have a second skin
I’d probably dress up in you"

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Sunday, July 09, 2006

esterno, notte - poco prima dell'alba

lascio gli amici un po' scossi e un po' pensierosi e vado in cerca di un benzinaio.
non lo trovo subito. la mia strada si allunga e si contorce. ne trovo uno. scendo per far da me, ma è troppo buio e troppo vuoto tutt'intorno e sono impaurita da quel niente. risalgo in macchina e vado via, desiderando di vedere qualcuno.
ritorno sui miei passi, ne trovo un altro e finalmente risolvo.
e allora mi avvio verso i miei soliti 40 km con un rumore in sottofondo che non mi è chiaro che origine abbia. sono un po' tesa e ciò mi procura quest'ansia insolita sulla strada per casa.
poi le deviazioni obbligatorie mi portano ancora un po' su strade sconosciute.
inizio a provare sollievo man mano che mi avvicino a casa.
ma sento che sarò rilassata solo quando abbraccerò il mio cuscino per dormire.
tutt'intorno già schiarisce. eppure è così presto.
sento un po' di malinconia e di solitudine e mi attraversa anche il desidero che correttezza, lealtà e sincerità non ci abbandonino.
arrivata a casa scopro che mi manca un pezzo. scendo a cercarlo perché non riuscirei a trovare pace agitata come stanotte.
lo trovo. sono pronta.
buonanotte.

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Saturday, July 08, 2006

scarface, 1932

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Monday, July 03, 2006

vive l'amour

il film si chiamava vive l'amour, di Tsai Ming-Liang, del 1994.
ma, nonostante il titolo -chissà perché poi la distribuzione statunitense , e di conseguenza quella internazionale, traduce un titolo mandarino in francese!- non è stato straziante o commovente o della serie "ho scelto il film sbagliato per questa serata?!"...
però ero un po' distratta, è vero. di quella distrazione che non ti permette di immedesimarti.

il film descrive, ma non va a fondo. suggerisce. con pochi dialoghi e molte situazioni.
è anche divertente il modo in cui i due uomini si ritrovano coinquilini abusivi di una casa in vendita. ma il tono resta sommesso, non permette grandi sorrisi.
seguiamo i tre personaggi e ne conosciamo i gesti, le abitudini, e attraverso le loro piccole azioni, anche un po' gli stati d'animo. seguiamo lei più degli altri, ma poco riusciamo a cogliere dei suoi pensieri.
fino a che non ci si pianta davanti, dopo che noi l'avevamo seguita incuriositi di sapere la sua destinazione, e scoppia in lacrime. per un tempo cinematografico molto, molto lungo. direi.
singhiozza. si calma, respira. poi riprende, ma i titoli di coda partono.

pensandoci è proprio un gioco dell'immedesimazione (quindi mi devo esser persa delle sensazioni!), con quei primi piani fissi sui volti un po' spersi dei protagonisti. con queste visioni del quotidiano che mostrano tanto ma in fondo solo l'essenza della solitudine. la sua essenza e il tentativo di sfuggirle: con gesti estremi o semplicemente col calore passeggero di uno sconosciuto.

mi ha ricordato un progetto a cui, in un modo o nell'altro, avevo preso parte: situazioni sospese, passeggiate senza meta, suggerimenti senza soluzione, inquietudini e tensioni mostrate per essere riconosciute. ma non spiegate.

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ed ora: che dobbiamo fare?

ho fatto sogni agitati.
prima morti e sangue e ossa rotte. poi la tensione per un'auto che minaccia di spegnersi in piena incontaminata natura.

poi mi sveglio e Sere: "buongiorno amika mia che parla nel sonno e dice: lago... lago... ed ora che dobbiamo fare?!"

merd! rispondo, pensando a cosa quel lago voglia dire.
pensando che il sonno è sempre stato la mia via di fuga e che non può soccombere anche lui alle mie paranoiche visioni!

vedo un film, intero, che è meglio!

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