il film si chiamava
vive l'amour, di Tsai Ming-Liang, del 1994.
ma, nonostante il titolo -chissà perché poi la distribuzione statunitense , e di conseguenza quella internazionale, traduce un titolo mandarino in francese!- non è stato straziante o commovente o della serie "ho scelto il film sbagliato per questa serata?!"...
però ero un po' distratta, è vero. di quella distrazione che non ti permette di immedesimarti.
il film descrive, ma non va a fondo. suggerisce. con pochi dialoghi e molte situazioni.
è anche divertente il modo in cui i due uomini si ritrovano coinquilini abusivi di una casa in vendita. ma il tono resta sommesso, non permette grandi sorrisi.
seguiamo i tre personaggi e ne conosciamo i gesti, le abitudini, e attraverso le loro piccole azioni, anche un po' gli stati d'animo. seguiamo lei più degli altri, ma poco riusciamo a cogliere dei suoi pensieri.
fino a che non ci si pianta davanti, dopo che noi l'avevamo seguita incuriositi di sapere la sua destinazione, e scoppia in lacrime. per un tempo cinematografico molto, molto lungo. direi.
singhiozza. si calma, respira. poi riprende, ma i titoli di coda partono.
pensandoci è proprio un gioco dell'immedesimazione (quindi mi devo esser persa delle sensazioni!), con quei primi piani fissi sui volti un po' spersi dei protagonisti. con queste visioni del quotidiano che mostrano tanto ma in fondo solo l'essenza della solitudine. la sua essenza e il tentativo di sfuggirle: con gesti estremi o semplicemente col calore passeggero di uno sconosciuto.
mi ha ricordato un progetto a cui, in un modo o nell'altro, avevo preso parte: situazioni sospese, passeggiate senza meta, suggerimenti senza soluzione, inquietudini e tensioni mostrate per essere riconosciute. ma non spiegate.

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